Zio Vanja – Anton Cechov

La terza settimana di Quaresima sono andato a Malizkoe per un’epidemia…tifo petecchiale …nelle isbe la gente ammucchiata…sudiciume, fetore, fumo, i vitelli sul pavimento assieme ai malati…i porcellini pure…mi affannai tutto il giorno senza sedermi, senza toccar cibo e, quando giunsi a casa, non mi diedero tregua: mi portarono dalla ferrovia un deviatore. Lo adagiai sul tavolo, per operarlo, e lui mi muore sotto il cloroformio. Ed ecco, quando non era più necessario, si svegliarono in me i sentimenti, e la coscienza prese a rimordermi, come se di proposito lo avessi ucciso.

Con queste parole il medico Astrov commenta, poco dopo l’apertura del sipario, la stranezza della condizione umana, l’improvviso risveglio dei sentimenti capace di sorprendere anche l’essere umano più disincantato. E non è solo il senso di colpa di Astrov a risvegliarsi in Zio Vanja di Anton Cechov. Nella tranquilla tenuta di campagna che il quarantenne Vanja e l’adolescente Sonja amministrano in maniera infaticabile al solo scopo di finanziare la carriera intellettuale di Serebrjakov, padre poco amorevole di Sonja e cognato irriconoscente di Vanja, irrompe all’improvviso proprio Serebrjakov portando con sé la sua giovane e bella moglie Elena. La tranquilla e monotona vita di campagna si rovescia: si vive di notte e si dorme di giorno, il samovar non smette mai di bollire, si mangia e si beve con grande spreco di denari e soprattutto esplodono emozioni assopite da anni. La piccola Sonja si innamora di Astrov, che però è attratto irresistibilmente da Elena, la quale lo ricambia sfuggendo la corte serrata di Vanja, che l’ha incontrata anni prima non riconoscendo in lei l’amore e adesso il rimpianto unito al bisogno di rivalsa sull’avaro cognato lo spingono finalmente all’azione. Si disegna,così, uno schema drammatico degno di Sardou, ma Cechov e’ un uomo del Novecento e i suoi personaggi scopriranno che le scelte prese in gioventù senza pensarci troppo hanno il potere oscuro di condizionare le  loro interep esistenze. Il dramma si consuma e non lascia ne’ morti ne’ feriti, come il temporale estivo che accompagna l’azione e’ violento ma non ha il potere di cambiare le cose. Zio Vanja non riesce a diventare tragedia ma e’ troppo amaro per essere una commedia. I protagonisti sopravvivono e riprendono la loro routine con la consapevolezza che c’è stato un momento in cui la vita gli e’ passata accanto e avrebbero potuto coglierla ma ora è tardi e non resta che aspettare e sperare che passi di nuovo.

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Zio Vanja sarà al centro della quarta lezione spettacolo de Il Teatro e il Suo Doppio in cui Stefania Bruno e Antonella Cilento, rileggendo e analizzando passi tratti da Zio Vanja di Anton Čechov, cercheranno di rispondere a queste domani e ci condurranno in un viaggio nella nostra tradizione teatrale. Una tradizione che prenderà vita sulla scena grazie a Luca Gatta e alla compagnia teatrale dell’Associazione Teatrale Aisthesis.
Il regista avellinese e i suoi attori infatti, prendendo spunto dal loro lavoro di training teatrale, sveleranno al pubblico i segreti della costruzione di una scena.

Il Teatro e il Suo Doppio è un evento realizzato dalla cooperativa socio-culturale En Kài Pan in collaborazione don l’Associazione Teatrale Aisthesis, il laboratorio di scrittura creativa Lalineascritta e Healthy.

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La vita è sogno – Pedro Calderon de la Barca

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Un ippogrifo – animale fatato metà cavallo metà grifone – sbalza sul suolo di Polonia due strani personaggi. Uno è una donna travestita da uomo – Rosaura – che è partita dalla Spagna per cercare l’uomo che l’ha abbandonata e reclamare il suo onore, l’altro è Clarino, suo servo, che, come suggerisce il suo nome, non riesce mai a stare zitto.

I due si sono appena inoltrati tra le rocce su cui sono caduti che vedono una torre protetta da spesse grate. Da lì vengono rumori di catene e lamenti e curiosità vince la paura. Si avvicinano e guardano attraverso le grate. nella torre c’è un uomo, avvinto in catene e coperto di pelli, “uomo tra le fiere e fiera tra gli umani”, che, credendo di non essere visto, piange la sua misera condizione:

“Che sventurato e infelice son io!
Sapere, cieli, vi chiedo,
visto il male che mi è dato,
quali colpe ho mai commesso
contro di voi nel nascere,
se anche proprio nel nascere
so che stanno le mie colpe. (…)
Ma solo vorrei sapere
(lasciando da parte il fatto
che già nascere è una colpa),
in che cosa più v’offesi
per più punirmi, o cieli.
Gli altri non son forse nati?”

Rosaura non resiste, è tale la commozione per le parole dell’uomo che per consolarlo gli rivela la sua presenza e Sigismondo, questo il nome dell’uomo, appena la vede, pur credendola un ragazzo, si innamora di lei e le racconta le sue sventure. E’ nato e cresciuto in quella torre, condannato ad espiare colpe che non conosce.

La vita è sogno di Pedro Calderòn de la Barca, capolavoro del siglo de oro del teatro spagnolo, inizia con un incontro che è anche un rispecchiamento, perché Rosaura e Sigismondo sono uguali, entrambi cercano vendetta ed entrambi per averla devono scoprire chi sono.  Questo rispecchiamento, come una magia,  provocherà uno sdoppiamento della realtà che travolgerà tutto e tutti.
Rosaura sarà uomo e donna, Sigismondo prigioniero e re e la realtà diventerà sogno perché solo dai sogni si può imparare, in quanto

“Cos’è la vita? Delirio.
Cos’è la vita? Illusione,
appena chimera ed ombra,
e il massimo bene è un nulla,
ché tutta la vita è sogno,
e i sogni, sogni sono.”

27 febbraio – Il Teatro e il Suo Doppio

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Venerdì 27 febbraio alle 19 da Healthy si terrà la prima delle 5 lezioni-spettacolo organizzate da En Kài Pan in collaborazione con l’Associazione Teatrale Aisthesis e il laboratorio di scrittura creativa Lalineascritta. La lezione si occuperà della costruzione della scena barocca de La vita è sogno di Pedro Calderon de la Barca. Il teatro e il suo doppio è l’occasione per leggere e rileggere, in maniera diversa le storie più famose della nostra tradizione teatrale, che grazie all’aiuto di un regista e degli attori prenderanno vita davanti ai nostri occhi mano a mano che verranno raccontate.

Per info e prenotazioni
3396235295
coop.enkaipan@gmail.com