Zanni: ovvero la commedia della fame

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Zanni – Jaques Callot

Hanno i poeti questa volta dato
Del cul, come si dice, in sul pietrone
Poi che il nuovo salone sverginato
Stato è da Zanni per lor guiderdone,
onde delle commedie hanno acquistato
la gloria tutta e la riputazione:
così da i Zanni vinti e superati
possono ire a impiccarsi i letterati.

Chi è Zanni, il personaggio diabolico evocato dal Lasca in questi versi, che ha addirittura il potere di mandare i letterati a impiccarsi, tanta è l’onta di vedersi surclassati nell’arte della commedia da lui? Siamo all’incirca a metà del Cinquecento e sembra che Zanni sia spuntato fuori dal nulla per portare scompiglio non solo nelle piazze, ma anche nelle corti raffinatissime dell’Italia rinascimentale. Percorriamo più volte la strada del teatro a ritroso per individuare il punto in cui la storia del teatro si è separata in due direttrici opposte: da una parte il teatro cosiddetto colto, quello che poggia saldamente sul canone letterario, dall’altra il teatro dei professionisti, gli attori e i capocomici, ma anche i poeti di scena che facendosi veicolo dell’arte, la hanno diffusa in tutta Europa per secoli, tanto che la Commedia veniva semplicemente definita l’’italiana’. E’ inutile dire che la ricerca è vana.
Delle origini mitiche di Zanni sappiamo che venivano chiamati così i montanari inurbati a Bergamo e che facevano servizio di facchini. A questa origine mitica è sicuramente legata la sua postura: le gambe possenti, la schiena incurvata, l’ampio movimento delle braccia, la bocca sempre aperta a causa di una fame insaziabile. E’ più difficile stabilire come abbia fatto questo personaggio a diventare la prima maschera riconosciuta della Commedia, capocomico delle prime compagnie di attori professionisti che si costituiscono in Italia a metà Cinquecento. Uno di loro, Alberto Naselli detto Zan Ganassa, è il primo a fare una tournée in Europa e il primo a vestire i panni di Arlecchino. Così sappiamo che Zanni non è importante solo perché è la prima maschera, ma anche perché è l’archetipo da cui nascono alcune delle maschere più importanti della Commedia.
Tutto quello che avviene prima di una data spartiacque (1545) appartiene al regno delle ipotesi e delle suggestioni: il carnevale medievale – un periodo di festa che iniziava prima di Natale e continuava fino alla quaresima – con le sue sfilate delle maschere e i suoi spettacoli che presto diventano appannaggio di vere e proprie organizzazioni corporative; i famigerati cerretani dei mercati che pare si servissero degli Zanni per vendere le loro merci; la relazione tra questi e i giullari e i contastorie; ciò che rimaneva della commedia italica nel buio del Medio Evo. Ma le date, si sa, sono come gli argini di un fiume sempre in piena. Le acque debordano di continuo e ci investono, confondendoci le idee. Così gli Zanni novecenteschi spesso sono frutto di una stratificazione che rende molto difficile stabilire la provenienza e la pertinenza degli elementi che la compongono. Lo Zanni di Dario Fo non porta né maschera, né costume e non è rispettata nemmeno la postura tradizionale. Eppure per noi è e sarà per sempre Zanni.
L’unica certezza per chi inizia a praticare la Commedia dell’Arte oggi è che il punto di inizio è Zanni, le sue gambe forti e soprattutto il suo attributo più riconosciuto: la fame. Gli attori sono mercenari, ci raccontano da secoli gli storici, fanno teatro per rispondere a un bisogno primario: il pane e i soldi. E’ questo bisogno la pietra dello scandalo? E’ per questo che la Commedia dell’Arte non può ancora sedersi al tavolo della grande letteratura teatrale europea?
Fame, quando si parla di teatro, significa molte cose. Zanni ci dice che per fare teatro, più che possedere qualcosa bisogna avere bisogno di qualcosa. Sono la mancanza e il desiderio a unire attori e spettatori attraverso i secoli. E a rendere il teatro possibile.

Zanni: ovvero la commedia della fame
workshop intensivo di Commedia dell’Arte
condotto da Luca Gatta

25-26-27 novembre 2016
Spazio Teatro, Vico Pallonetto a Santa Chiara 15, Napoli

Info e prenotazioni
coop.enkaipan@gmail.com
+39 339 62 35 295

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LA DIMENSION TRANSCULTURELLE DU MASQUE

de la Comédie de l’Art à la danse balinaise Topeng
de 19 au 29 Septembre 2016, près Spazio Teatro (Vico Pallonetto à Santa Chiara 15), NAPLES organisée dans le cadre du festival de théâtre “Les Voyages du Capitaine Matamoros“, par la coop En Kai Pan et Association Théâtral Aistheis

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THE CROSSCULTURAL DIMENSION OF THE MASK

from the Comedy of Art to the Balinese Topeng

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from 19 to 29 September 2016 at Spazio Teatro (Vico Pallonetto a Santa Chiara 15) NAPOLI organized as part of the theater festival “The journey of Captain Matamoros” by Coop En Kai Pan and Theatrical Association Aistheis

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LA DIMENSIONE TRANSCULTURALE DELLA MASCHERA

dalla Commedia dell’Arte al Topeng balinese

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dal 19 al 29 settembre 2016 dalle ore 9,30 alle 14,30 presso SPAZIO TEATRO Vico Pallonetto a Santa Chiara. Per info e prenotazioni: tel 339 6235295; mail associazioneteatraleaisthesis@gmail.com oppure tizianaaisthesis@gmail.com

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LA REPUBBLICA NAPOLETANA #negliarchivi

Presentare uno spettacolo sulla Repubblica Napoletana del 1799 non è facile. La città possiede due enormi monumenti della Repubblica, che da soli dovrebbero bastare a tenerne in vita il ricordo. Il primo è l’Istituto di studi filosofici a Palazzo Serra di Cassano. Il secondo è un monumento di carta, Il resto di niente di Enzo Striano, storia della grande donna della Repubblica, Eleonora Pimentel Fonseca.

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I VIAGGI DI CAPITAN MATAMOROS

Tornano I VIAGGI DI CAPITAN MATAMOROS la rassegna di Commedia dell’Arte che attraversa le strade e i vicoli di Napoli portando il teatro in luoghi storici.

Quest’anno, in omaggio a Franco Carmelo Greco, Matamoros racconta “Napoli che guarda se stessa” e che attraverso la sua arte, la sua architettura e la sua storia, Napoli si racconta al pubblico. Napoli guarda se stessa attraverso le sue storie e l’originalità dei suoi luoghi d’arte. Ci sono luoghi in cui la bellezza si è stratificata nei secoli, luoghi abbandonati e poi riscoperti e trasformati in centri culturali; oppure luoghi grandiosi nascosti tra vicoli e palazzi.

La compagnia fantasma del Capitan Matamoros, compie un viaggio “sul posto”, nel tempo delle rappresentazioni di storie e nello spazio stratificato della città partenopea, condannata a vagare in cerca di un pubblico cui raccontare la propria storia. All’inizio ci sono solo i fantasmi, attori privi di carattere e di memoria, corpi neutri ai quali resta solo una traccia della propria identità.

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L’inevitabile frammentazione del reale: Woyzeck di Georg Büchner e Madre Courage e i suoi figli di Bertold Brecht

Quando Georg Büchner muore, nel 1837, a soli 24 anni lascia una manciata di fogli non numerati, scene di una tragedia a cui stava lavorando ispirandosi non a grandi miti o a personaggi storici, come era in voga all’epoca e come aveva già fatto con le sue prove precedenti, Leonce und Lena e Danton’s Tod, ma ad un fatto di cronaca nera: un soldato uccide la sua amante per una bieca questione di gelosia. Le pagine vengono combinate insieme, “montate”, e miracolosamente prende vita una delle figure più controverse e influenti di tutto il teatro contemporaneo.

Scene dell'opera teatrale di Georg Büchner
Scene dell’opera teatrale di Georg Büchner

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Hara Fest meets Bali – Cineforum

Dal 12 al 15 maggio Hara Fest meets Bali ospiterà un ciclo di visioni dedicate a Bali. I film saranno proiettati dalle 16 alle 19 presso l’ Archivio Storico della Fondazione Banco di Napoli, nella splendida Sala Marrama, in via dei Tribunali 213 a Napoli.

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Goona-Goona: an Authentic Melodrama of the Isle of Bali di André Roosevelt (Francia/Usa, 1932, 65′) 
Goona goona (lett. magia nera o incantesimo d’amore che colpisce una vittima innocente) nelle riviste di Hollywood dell’epoca la parola fu associata a film o foto con donne di colore dal seno nudo. Roosevelt, che pure voleva preservare l’integrità culturale di Bali, usa con maestria la tecnica cinematografica e costruisce un autentico manufatto interculturale, dove i balinesi interpretano se stessi al servizio del dramma tragicamente spettacolare. La colonna sonora, composta facendo suonare un’orchestra sinfonica “alla balinese” è magistralmente sincronizzata.

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Legong: dance of the virgins di Henry De La Falaise (Usa 1935, 50′)
Uno degli ultimi film girato in due colori/technicolor e ultimo dell’era del cinema muto, girato a Bali con attori balinesi, fece molto scalpore alla sua uscita a New York (il seno nudo delle balinesi nella vita quotidiana…). La tragica storia d’amore è interpretata con estrema grazia e naturalezza dagli attori indigeni.