Quello che dovrebbe fare il teatro

Condividiamo con voi un articolo che ha scritto la nostra drammaturga Stefania Bruno appena saputo della morte di Luca Ronconi. Speriamo che le sue parole possano consolare chi da questa morte è affranto quanto noi.

Stanotte è morto Luca Ronconi. Come Molière è morto mentre al Piccolo di Milano è in scena un suo spettacolo, The Lehman Trilogy di Stefano Massini, e forse è stato il modo migliore per andarsene. Il prossimo 8 marzo Ronconi avrebbe compiuto 82 anni e da quando ne aveva 20 faceva teatro, prima come attore e poi, dal 1963, come regista. Non è stato un regista buono con gli spettatori, li ha costretti ad affrontare testi difficili e grandi maratone: l’ultimo spettacolo dura cinque ore e mezza, ma con Ignorabimus di Arno Holz nel 1984 al Fabbricone di Prato si sono raggiunte le 12 ore.

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Spesso dagli spettacoli di Ronconi uscivi arrabbiato, frustrato, ti sembrava di essere stato preso in giro, eppure dopo mesi, dopo anni ti ritrovavi a ripensare ad un particolare, ad una scena, ti sembrava finalmente di capire e ti stupivi nel constatare come spettacoli che ti avevano entusiasmato fossero spariti dalla memoria mentre quelli di Ronconi erano lì e continuavano a parlarti, a suggerirti idee e significati nuovi. Era questo che voleva Ronconi, non gli interessava parlare alle emozioni, ma all’intelligenza delle persone. Ti costringeva ad immaginare, a costruirti il tuo spettacolo personale. Convinto che la scena teatrale fosse come la pagina bianca di un libro e come lo spazio vuoto della mente umana, ne ha aperto tutte le dimensioni e nel farlo ha spinto noi spettatori a fare lo stesso con le nostre categorie di interpretazione, le nostre certezze, le nostre cattive abitudini. Ronconi ti faceva arrabbiare ed é questo che dovrebbe fare il teatro.

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In 62 anni di carriera non è stato mai uguale a se stesso. Tutti, adesso che non c’è più, ricorderanno la grandiosità dei suoi allestimenti più famosi: il grande gioco liberatorio di Orlando furioso nel 1969, il visionario progetto di una messinscena acquatica per Das Katschen von Heilbronn di Kleist, la grandiosa messinscena simultaneistica de Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus nell’ex fabbrica Fiat del Lingotto di Torino nel 1991, in piena prima guerra del Golfo, le cinque stanze di Infinities di John D. Barrow alla Bovisa nel 2002 e i mobili e le scene che si muovono impazziti intorno agli attori in Lolita, sceneggiatura di Nabokov nello stesso anno al Piccolo. Eppure negli ultimi anni i suoi spettacoli sono diventati sempre più spogli, la scena bianca, come le stanze del Centro Teatrale Santacristina, la scuola che Ronconi ha costruito in Umbria e dove ogni estate radunava diverse generazioni di attori e metteva in prova anche cinque testi in contemporanea. Il “dio delle macchine”, come veniva chiamato negli anni settanta, il “regista architetto” del Laboratorio di Progettazione Teatrale di Prato insieme a Gae Aulenti, il regista del teatro irrappresentabile, che ha messo in scena romanzi, saggi di economia e politica, teoremi matematici, il “freddo” Ronconi, più interessato alle strutture che ai significati, negli ultimi anni, dallo studio su I sei personaggi pirandelliani alla messinscena di Pornografia di Gombrowicz, stupiva guardando al sesso e al suo rapporto con l’identità, che non è mai fissa, ma molteplice e cangiante, come il teatro. Ronconi ti costringeva a cambiare il tuo punto di vista ed é questo che dovrebbe fare il teatro.

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Io di Ronconi ricordo lo studio su Il gabbiano di Cechov, presentato a Spoleto nel 2008, in cui in uno spazio vuoto e senza scenografie o costumi, il capolavoro cechoviano veniva smontato, raccontato e poi miracolosamente prendeva vita. Iniziavi a vederlo come non l’avevi mai visto prima. E mi ricordo una conversazione del 2013 con Roberta Carlotto, la sua fedele collaboratrice degli ultimi vent’anni, in cui mi raccontava che, nonostante la dialisi, a cui si sottoponeva da otto anni, Ronconi faceva sei ore di prove al giorno e a chi si preoccupava per lui diceva di non poter vivere senza fare teatro. Ronconi ti insegnava che il teatro è lavoro e ricerca incessante ma che, quando è praticato con vero rigore e abnegazione, diventa vita. Il teatro di Ronconi ti tiene in vita. Ed è questo che dovrebbe fare il teatro.

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La vita è sogno – Pedro Calderon de la Barca

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Un ippogrifo – animale fatato metà cavallo metà grifone – sbalza sul suolo di Polonia due strani personaggi. Uno è una donna travestita da uomo – Rosaura – che è partita dalla Spagna per cercare l’uomo che l’ha abbandonata e reclamare il suo onore, l’altro è Clarino, suo servo, che, come suggerisce il suo nome, non riesce mai a stare zitto.

I due si sono appena inoltrati tra le rocce su cui sono caduti che vedono una torre protetta da spesse grate. Da lì vengono rumori di catene e lamenti e curiosità vince la paura. Si avvicinano e guardano attraverso le grate. nella torre c’è un uomo, avvinto in catene e coperto di pelli, “uomo tra le fiere e fiera tra gli umani”, che, credendo di non essere visto, piange la sua misera condizione:

“Che sventurato e infelice son io!
Sapere, cieli, vi chiedo,
visto il male che mi è dato,
quali colpe ho mai commesso
contro di voi nel nascere,
se anche proprio nel nascere
so che stanno le mie colpe. (…)
Ma solo vorrei sapere
(lasciando da parte il fatto
che già nascere è una colpa),
in che cosa più v’offesi
per più punirmi, o cieli.
Gli altri non son forse nati?”

Rosaura non resiste, è tale la commozione per le parole dell’uomo che per consolarlo gli rivela la sua presenza e Sigismondo, questo il nome dell’uomo, appena la vede, pur credendola un ragazzo, si innamora di lei e le racconta le sue sventure. E’ nato e cresciuto in quella torre, condannato ad espiare colpe che non conosce.

La vita è sogno di Pedro Calderòn de la Barca, capolavoro del siglo de oro del teatro spagnolo, inizia con un incontro che è anche un rispecchiamento, perché Rosaura e Sigismondo sono uguali, entrambi cercano vendetta ed entrambi per averla devono scoprire chi sono.  Questo rispecchiamento, come una magia,  provocherà uno sdoppiamento della realtà che travolgerà tutto e tutti.
Rosaura sarà uomo e donna, Sigismondo prigioniero e re e la realtà diventerà sogno perché solo dai sogni si può imparare, in quanto

“Cos’è la vita? Delirio.
Cos’è la vita? Illusione,
appena chimera ed ombra,
e il massimo bene è un nulla,
ché tutta la vita è sogno,
e i sogni, sogni sono.”

27 febbraio – Il Teatro e il Suo Doppio

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Venerdì 27 febbraio alle 19 da Healthy si terrà la prima delle 5 lezioni-spettacolo organizzate da En Kài Pan in collaborazione con l’Associazione Teatrale Aisthesis e il laboratorio di scrittura creativa Lalineascritta. La lezione si occuperà della costruzione della scena barocca de La vita è sogno di Pedro Calderon de la Barca. Il teatro e il suo doppio è l’occasione per leggere e rileggere, in maniera diversa le storie più famose della nostra tradizione teatrale, che grazie all’aiuto di un regista e degli attori prenderanno vita davanti ai nostri occhi mano a mano che verranno raccontate.

Per info e prenotazioni
3396235295
coop.enkaipan@gmail.com

Il Teatro e il Suo Doppio – Dal 27 febbraio!

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Il mito di Don Giovanni, l’amore impossibile di Romeo e Giulietta e di tutti i loro, più o meno sfortunati discendenti, le terribili scelte di Madre Courage: molte delle storie che ci raccontiamo vengono dal teatro, eppure è molto probabile che non le abbiamo mai realmente viste su un palcoscenico o che non abbiamo mai letto i testi da cui sono tratte. Il teatro e il suo doppio è l’occasione per leggere e rileggere, in maniera diversa le storie più famose della nostra tradizione teatrale, che grazie all’aiuto di un regista e degli attori prenderanno vita davanti ai nostri occhi mano a mano che verranno raccontate.

Il teatro e il suo doppio è un ciclo di cinque lezioni-spettacolo, che si terranno dalle 19 alle 21 nella book area di Healthy in via Merliani 128, dal mese di febbraio a giugno 2015.

DATE

27 febbraio 2015
La scena barocca
Pedro Calderòn de la Barca, La vita è sogno

27 marzo 2015
La scena metafisica
Samuel Beckett, Aspettando Godot

17 aprile 2015
Il carattere del personaggio, dalla Commedia dell’Arte al dramma borghese
Molière, Don Giovanni

22 maggio 2015
Il gesto del personaggio, dal non detto alla nevrosi
Anton Cechov, Zio Vanja 

12 giugno 201
L’inevitabile frammentazione del reale
Georg Büchner, Woyzeck
Bertold Brecht, Madre Courage e i suoi figli

COSTI

Per partecipare a Il teatro e il suo doppio è previsto un biglietto d’ingresso di 15 euro ad evento;
10 euro per studenti e corsisti de Lalineascritta;

55 euro per chi acquista l’intero pacchetto di cinque conferenze-spettacolo;
45 euro per studenti e corsisti de Lalineascritta.

Per info e prenotazioni
Tiziana Sellato, 3396235295
coop.enkaipan@gmail.com